Lo sgombero del Leoncavallo è un fatto grave e da politica, ma anche da docente che di questi temi si occupa da tempo, due parole vorrei spenderle.
Spazi come il Leoncavallo, che siano occupati, riconosciuti da regolamenti comunali o in via di riconoscimento, sono beni fondamentali per le città. Luoghi che fanno cultura, aggregazione, servizi e mutualismo. Non saranno spazi che piacciono a tutti, ed è giusto così: perchè una città viva è fatta di spazi diversi, aperti e liberi.
In un tempo di crescente solitudine e individualismo, questi luoghi sono presidi che tengono insieme le persone. Dovremmo moltiplicarli, non chiuderli.
Se è sbagliato chiuderli, mi preoccupa ancora di più il metodo usato. Un governo che, nel nome di una sicurezza evocata ma non reale, calpesta le amministrazioni locali, e quelle di un certo colore politico, senza alcun rispetto istituzionale. Lo abbiamo visto anche a Padova con le zone rosse.
Servirebbe, invece, più mediazione, capacità di progettare assieme: istituzioni e comunità. Gli strumenti per farlo ci sono, penso agli usi civici, ma non solo, che abbiamo proposto anche a livello regionale.
Esperienze che tante città hanno intrapreso e che sono capaci di creare percorsi di reciproco apprendimento. Perché gli spazi che producono cultura, servizi e inclusione non sono un problema da rimuovere: sono una ricchezza da riconoscere.


