Con il nuovo DDL sul fine vita il Governo fa gravi passi indietro rispetto a quanto sancito dalla Corte costituzionale. Si decida una volta per tutte di garantire i diritti dei malati.

“Dopo anni di dibattiti il Governo sta per portare in Parlamento una legge sul fine vita: peccato che sia profondamente sbagliata sia nei principi che nell’esecuzione delle pratiche, e soprattutto vada in contrasto con la sentenza della Corte costituzionale che ha reso legale il fine vita in Italia. E poi il Governo non perde occasione per attaccare i diritti dichiarando nelle premesse della legge la “tutela della vita dal concepimento alla morte naturale”, con una vera e propria sottomissione ai movimenti oscurantisti e pro-vita. Invece che passi avanti la maggioranza continua a far fare passi indietro a questo Paese” è quanto dichiara la Consigliera regionale Elena Ostanel, del movimento civico Il Veneto che Vogliamo, commentando le notizie relative alla bozza del DDL di maggioranza sul fine vita.

“Ma venendo alle questioni concrete la bozza del DDL prevede l’obbligo di essere prima «inserito nel percorso di cure palliative», in contrasto con quanto stabilito dalla Consulta che prevede proprio l’assenza di vincoli di questo tipo, per permettere al malato una libera scelta sul suo fine vita. Inoltre, sempre contrariamente a quanto stabilito dalla Consulta il criterio della dipendenza da trattamenti di sostegno vitale è modificato in modo restrittivo, divenendo “trattamenti sostitutivi di funzioni vitali” con l’obiettivo di escludere chi dipende dall’assistenza di terzi, come invece finora era stato consentito. Il problema più importante però è il nuovo Comitato nazionale di valutazione etica, che si esprimerà sulle richieste di accesso al fine vita ma sarà nominato dal Consiglio dei ministri: non possiamo pensare che la scelta sul fine vita del paziente sia espressa da un comitato nazionale di nomina governativa, mentre oggi ad esprimersi sono le singole ULSS. Inoltre, i tempi previsti sono inaccettabili, con un massimo di 8 mesi per la risposta: un tempo che protrae eccessivamente le sofferenze del malato, se pensiamo che la proposta di legge di iniziativa popolare respinta dal Consiglio regionale nel 2024 proponeva 20 giorni per l’espressione del parere e 7 per l’effettiva somministrazione del farmaco. E se poi la domanda viene negata non si può ripresentare per 4 anni, un tempo eterno per un malato che è afflitto da sofferenze gravi” prosegue Ostanel.

“Insomma, il Governo vuole intestarsi anni di battaglie sul fine vita portando in Parlamento un disegno di legge che va proprio nella direzione contraria all’impegno portato avanti in questi anni e alle tante sentenze della Corte costituzionale che via via hanno delineato confini precisi. E poi manca un elemento fondamentale, ovvero il fatto che il fine vita nelle sue varie fasi deve essere effettuato e garantito dal servizio pubblico e non lasciata ai privati. Non possiamo pensare che con una legge come questa si ostacoli ancor di più il diritto di libera scelta dei malati e quindi è fondamentale che il testo vada modificato, recependo quanto indicato dalla Consulta” conclude la Consigliera.

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